Villaggio degli Sbilfs

Area in allestimento!

In un tempo lontano si dava per certa la presenza degli sbilfs in molte località della Carnia e della pedemontana friulana.

Si tratterebbe di folletti dei boschi. Di piccole dimensioni, sarebbero intelligenti, inafferrabili e spesso burloni. Eternamente fanciulli, amanti dei giochi, della danza, della musica avrebbero un carattere fortemente mutevole. Inutile ricordare che sono protagonisti di moltissime leggende.

Completamente mimetizzati, vivono nel sottobosco ma anche in stalle e fienili (almeno un tempo). Il loro rifugio prediletto rimane tuttavia il bosco ed in particolare le cavità degli alberi. Sono di piccole dimensioni e solitamente trascorrono il tempo a farsi burla di noi poveri umani. Nello stesso tempo, però, sono sempre pronti ad aiutare chi nei boschi si trovi in difficoltà.

Si racconta che non siano cattivi, tuttavia agiscono secondo la tipica incoscienza dei bambini. Sono generalmente invisibili agli occhi degli umani; ma, anche, manifestarsi ad alcuni e rimanere invisibili ad altri. Sono, quindi, molto difficili da incontrare, cosa che sembrerebbe più semplice per i bambini e i “buoni di cuore”.

Amano il rosso, tanto che in molti vestono con abiti di questo colore e sono ghiottissimi di zûf (una preparazione di latte e farina di mais che si usava un tempo per servire la colazione); questo spiega il motivo per il quale molto spesso vivevano in prossimità delle abitazioni di contadini.

Prendono nomi differenti a seconda della zona in cui vivono o ancora più spesso il loro nome indica un particolare aspetto del loro carattere. C’è così il Licj, intento ad annodare corde e fili che trova nelle abitazioni o il Brau che ama scucire vestiti e tende. Il Bagan, folletto della stalla, che se infastidito rovescerà i secchi colmi di latte e nasconderà gli attrezzi di lavoro. Il Bergul, il cui passatempo preferito è quello di far inciampare la gente. Il Pavâr, servizievole con in contadini e abile agricoltore. Il Maçarot, abilissimo nel fare dispetti. Questo, anticipa la burla con un sibilo, quindi conclusa la beffa si dimena in una stridula risata. Il Massaroul che pur indossando una calzamaglia rossa, non sopporta questa colore. E ancora lo Zuan, girovago, sempre alla ricerca di tesori.

A Forni di Sopra, il Maçarot è spesso accompagnato da sua moglie, Ridùsela, anch’essa intenta a combinare bricconerie. Nei dintorni di Gemona si può trovare, invece, il Pamarindo intento a bloccare il passaggio allargandosi a dismisura. Tra i più cattivi, vi è il Boborosso, assorto a provocare gli incubi notturni ai bambini e il Cjalciùt, che con tutto il suo peso si siede sulla pancia di chi dorme.

La zona di Paularo sarebbe invece abitata dai Guriùts. Questi, particolarmente burloni e golosi, sarebbero spesso intenti a sottrarre dolci e squisitezze dalle cucine. Si tratterebbe però di gnomi più che di folletti. Ad ogni modo, non si incontrano da tempo; una leggenda parla della loro estinzione. Questi avrebbero costruito un castello per metà interrato nel quale nascondevano un enorme tesoro. Assaltati da un esercito straniero furono tutti uccisi. Il nascondiglio non fu mai rilevato ed il tesoro mai trovato.

Vi sono poi i Gans (su quest’ultimi c’è un’antichissima diatriba tra coloro che li considerano degli sbilfs a tutti gli effetti e chi no) comunque, i più terribili vivrebbero nella zona di Trava. 

Particolari, infine, gli Sbilfs del Teria, protagonisti di racconti fantastici, e dei quali si conserva ancora il villaggio abbandonato (o così almeno si crede …). L’antica leggenda che risale ai tempi dei Patriarchi è stata recentemente riscoperta e presto provvederemo a pubblicare su queste pagine …

Il villaggio: 

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