La faggeta

La maestosità fatta albero

La faggeta è la formazione più rappresentativa del paesaggio forestale della zona. In generale, l’aspetto di una faggeta ricorda molto quello di una foresta tropicale: la forma delle foglie, la corteccia liscia e grigia, il substrato umido e soffice, l’odore di sostanza organica in decomposizione e l’apparente assenza di forme di vita. Il sottobosco è assai povero di piante e quindi di risorse alimentari, pertanto si possono scorgere pochi animali. Gran parte della vita si svolge, invece, sui rami dove un complesso sistema di relazioni produce un’inaspettata biodiversità. 

Il Faggio è un grande albero con crescita molto lenta. E’ assai longevo (solitamente raggiunge i 150 anni, si ritiene però che alcune piante siano arrivate ad un età di 300/400 anni) e può raggiungere i 30-40 metri di altezza. Con fusto diritto poco rastremato, presenta una corteccia liscia e sottile. Ha un legno duro e compatto. Pur fruttificando ogni anno, il faggio realizza una produzione abbondante di faggiole ogni 4- 5 anni, molto abbondante ogni 5-10 anni circa (la cosiddetta “pasciona” che in zona è considerata indizio di inverni con molta neve). Le faggiole, commestibili, erano un tempo utilizzate dall’uomo per la propria alimentazione e per quella degli animali. In passato, il seme veniva essiccato quindi macinato ed utilizzato come succedaneo del caffè o per ricavarne olio.

Il Faggio è presente sulle Alpi, sugli Appennini, sui Nebrodi, sulle Madonie e sull’Etna. E’ invece assente allo stato naturale in Sardegna. In particolare nelle Alpi carniche, il faggio, si ritrova in tutta la fascia montana dove forma estesi popolamenti puri, o misti ad altre specie come l’abete rosso e il carpino nero. Se non fosse stato per l’interferenza dell’uomo sarebbe stato l’albero più comune del Vecchio Continente. Invece, la sua storia è fatta di pratiche di “addomesticamento” e nei casi più drastici, di totale azzeramento a vantaggio dello sfruttamento agricolo. Per questo, a partire dal Medioevo, alcuni boschi furono protetti, per editto, dall’abattimento. Poco distante da noi un tipico toponimo “Bosc bandit” ne indica probabilmente uno di questi.  

Le faggete ospitano una fauna relativamente scarsa se confrontata con quella di altri boschi. Una minore presenza di invertebrati, soprattutto di insetti, si traduce in una minore disponibilità alimentare per i vertebrati. L’andamento irregolare nella produzione dei frutti (le faggiole) causano una certa instabilità nella fauna, mammiferi e uccelli in particolare. Infatti, negli anni di sovrapproduzione si può osservare un significativo incremento di roditori, la cui abbondanza determina un conseguente aumento di predatori. Negli anni di “bosco magro” invece, i roditori diminuiscono e la faggeta si spopola di mammiferi. Tuttavia è da tenere presente che durante i mesi estivi, molti animali trovano nella faggeta un rifugio sicuro dalla siccità, grazie al microclima fresco e umido che si mantiene al suo interno. Questo rende la faggeta accogliente, compensando, almeno in parte, la scarsità di risorse alimentari.

Le faggete sono uno degli ambienti più favorevoli per la vita dei molluschi gasteropodi (chiocciole e limacce). Anche gli aracnidi sono presenti; tra questi l’Euscorpius tergestinus E. italicus (un piccolo scorpione) e l’Araneus diadematus, il cosiddetto “ragno crociato”. Entrambi non pericolosi per l’uomo. Numerosi sono i grilli e cavallette così come alcuni gruppi di coleotteri e farfalle. Sulla lettiera di faggio, nelle giornate piovose è possibile sorprendere la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) dal colore gialla e nera. Nello stesso ambiente è possibile scorgere il rospo comune (Bufo bufo), la rana montana (Rana temporaria) ed il ramarro (Lacerta bilineata).

Le basse temperature e l’insolazione scarsa rendono, invece, le faggete poco adatte alla vita dei rettili. Tuttavia è possibile incrociare il biacco (Hierophis viridiflavus) conosciuto in Friuli come “blačhe”, oppure il colubro liscio (Coronella austriaca), entrambi non velenosi. Più frequenti sono gli incontri con l’orbettino (Anguis fragilis). Erroneamente scambiato per un serpente è invece un sauro (per farla semplice: una lucertola che ha perso le zampe); anch’esso non velenoso. Solo nelle radure assolate è possibile incontrare la vipera (Vipera aspis) ma noi non siamo ancora riusciti ad osservarla, indice che in zona ve ne sono ben poche. 

La faggeta ospita un numero elevato di specie di uccelli. La zona è territorio di caccia di alcuni rapaci diurni, tra questi: la poiana (Buteo buteo), il falco pellegrino (Falco peregrinus) e l’aquila reale (Aquila chrysaetos). Tra i rapaci notturni segnaliamo, invece: il gufo comune (Asio otus) e l’allocco (Strix aluco).

Vi sono molti altri volatili. Tra i più caratteristici ricordiamo (l’elenco è certamente incompleto): la cinciarella (Parus caerulus), la cinciallegra (Parus major), il pigliamosche (Muscicapa striata), il pettirosso (Erithacus rubecula), il luì piccolo (Phylloscopus collybita), lo scricciolo (Troglodytes troglodytes), il cuculo (Cuculus canorus), il merlo (Turdus merula), il picchio nero (Dryocopus martius), il picchio verde (Picus viridis), la ghiandaia (Garrulus glandarius).

Non sono molti i roditori che vivono nella faggeta, in quanto prediligono altri boschi caducifogli. Ciò nonostante il nostro bosco ospita una colonia molto numerosa di scoiattoli (Sciurus vulgaris) e di ghiri (Glis glis). 

Frequente è il passaggio del capriolo (Capreolus capreolus) e del cervo (Cervus elaphus). Ai quali si unisce, nel periodi più freddi, anche il passaggio del camoscio (Rupicapra rupicapra). 

Tra i mammiferi carnivori, fa da padrona la volpe rossa (Vulpes vulpes crucigera), facilmente visibile al crepuscolo. Saltuariamente la zona è stata oggetto del passaggio dell’orso (Ursus arctos) di nome “Francesco” dalla caratteristica livrea chiara.   

Eccezionale nevicata a fine aprile

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